AREE DI INTERVENTO


“… Non possiamo cambiare neppure una virgola del nostro passato, né cancellare i danni che ci furono inflitti nell’infanzia. Possiamo però cambiare noi stessi, “riparare i guasti”, riacquisire la nostra integrità perduta. Possiamo far questo nel momento in cui decidiamo di osservare più da vicino le conoscenze che riguardano gli eventi passati e che sono memorizzate nel nostro corpo, per accostarle alla nostra coscienza. Si tratta indubbiamente di una strada impervia, ma è l’unica che ci dia la possibilità di abbandonare infine la prigione invisibile – e tuttavia così crudele – dell’infanzia e di trasformarci, da vittime inconsapevoli del passato, in individui responsabili che conoscono la propria storia e hanno imparato a convivere con essa..” (Alice Miller)


La mia formazione, l’esperienza maturata nel corso degli anni, i diversi contesti di lavoro incontrati, mi hanno portata ad approfondire principalmente le seguenti aree di intervento:


a) Età evolutiva:

Con l’espressione “età evolutiva” si indica convenzionalmente la fascia d’età che va dalla nascita del bambino fino alla maggiore età.

Lo sviluppo di ogni bambino o adolescente ha ritmi unici e individuali, pertanto è importante non confondere normali variazioni nei ritmi di sviluppo con patologie più importanti; è dunque fondamentale affidarsi a professionisti che sappiano formulare diagnosi corrette e piani di intervento adeguati.

L’intervento psicologico o psicoterapeutico con bambini e ragazzi consente di sostenere il normale processo evolutivo nel caso ci sia un temporaneo arresto a causa di problemi relazionali, o di patologia fisica o psicologica, o a causa di eventi critici; esso consente di potenziare le risorse non ancora strutturate e integrate in modo stabile nel bambino, favorisce l’elaborazione di eventi di vita traumatici (lutti, separazione dei genitori, ecc.), e più in generale consente di trovare strategie evolutive più adattive e in grado di rimettere in moto nel modo ottimale il naturale processo di crescita, o ancora consente un intervento terapeutico mirato qualora ci sia una patologia più importante.

Ogni intervento psicologico è pensato e strutturato in base all’età e al grado di sviluppo del bambino o del ragazzo: linguaggi e strumenti della terapia si adeguano al singolo bambino, per andare a conoscerlo e a aiutarlo nel punto esatto dello sviluppo in cui egli si trova, utilizzando quindi modalità e strumenti adatti al suo livello evolutivo (giochi, disegni, colloqui, ecc.).

I genitori vengono coinvolti attivamente e sono un elemento fondamentale per la riuscita di un percorso terapeutico: essi accompagnano e sostengono i figli attraverso tutte le piccole e grandi conquiste e gli sforzi che ogni percorso di cambiamento comporta.

Ci sono inoltre alcune specifiche situazioni in cui potrebbe essere sufficiente la sola consulenza ai genitori o un sostegno alla genitorialità per poter affrontare al meglio una momento di crisi o di difficoltà temporanea.

Tra i possibili disturbi su cui è possibile intervenire durante l’età evolutiva troviamo:

  • Disturbi somatoformi
  • Depressione infantile
  • Disturbi d’ansia da separazione
  • Disturbi d’ansia sociale
  • Fobie
  • Disturbi ossessivo-compulsivi
  • ADHD - Disturbi dell’attenzione e iperattività
  • DSA – Disturbi specifici dell’apprendimento
  • Disturbi della condotta
  • Disturbi oppositivo-provocatori
  • Disturbi dell’adattamento
  • Disturbi da trauma
  • Disturbi dell’evacuazione
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Disturbi del sonno
  • Disturbi dell’attaccamento


b) Adulti:

L’età adulta, che dovrebbe rappresentare la fine della fase di crescita e portare all’acquisizione di una certa stabilità, diventa sempre più spesso difficile da raggiungere pienamente. L’ingresso nell’età adulta è a volte complicato dalla permanenza dei giovani adulti in lunghi percorsi formativi e nella famiglia di origine, e ciò può rallentare la nascita di un Sé individuale e sociale, di un individuo autonomo, adulto e stabile, e può pertanto dare luogo ad un profondo disagio.

Inoltre, una volta usciti da questa fase, non è sempre semplice e immediata la conquista di quella agognata stabilità che ci si aspetterebbe dall’età adulta, in quanto ai problemi precedenti si affiancano quelli lavorativi, familiari, di coppia, genitoriali, tipici della maturità, resi spesso più complessi dal perdurare di un disagio non precedentemente trattato.

Nel corso della vita inoltre si affrontano spesso dei cambiamenti che mettono ancora a dura prova la stabilità conquistata: separazioni, conflitti, lutti, la perdita o il cambio del lavoro, ma anche eventi positivi come le nuove nascite, la crescita dei figli e la loro uscita da casa, le promozioni al lavoro, sono tutti eventi normali della vita che, nel bene e nel male, possono riaprire antiche ferite, riportare alla luce quel disagio che magari in passato non si ha avuto la forza, il tempo, il desiderio di affrontare, oppure possono dare vita ad un nuovo disagio che non si era mai incontrato prima.

Tutto ciò può determinare in molte persone il manifestarsi di diverse forme di disturbo (psicosomatico, depressivo, disturbi d’ansia, bassa autostima, difficoltà relazionali, e così via) che rappresentano un disagio che va compreso e trattato per consentire ad ogni individuo, a qualunque età, di recuperare una stabilità psicologica e un proprio equilibrio, riuscendo di nuovo ad esprimere gli aspetti più vitali e le proprie potenzialità in ambito personale, relazionale, e lavorativo.

Tra i possibili disagi e disturbi su cui è possibile intervenire nell’età adulta troviamo:

  • Disturbi d’ansia
  • Attacchi di panico
  • Depressione
  • Disturbo bipolare
  • Disturbi somatoformi
  • Disturbi fobici
  • Disturbi ossessivo-compulsivi
  • Disturbi dell’adattamento
  • Disturbi da trauma
  • Disturbi relazionali
  • Disturbi della genitorialità
  • Disturbi dell’alimentazione
  • Disturbi psicogeni del sonno
  • Disturbi di personalità


c) Trauma:

Il concetto di trauma può assumere varie sfumature: si va dal trauma grave, che mette a rischio la vita stessa, al trauma minore (ma non per questo meno importante) che si può sperimentare ad esempio all’interno di una relazione significativa come trauma relazionale. In entrambi i casi, esso lascia tracce molto profonde nella psiche individuale.

Può dar luogo a manifestazioni sintomatologiche di vario tipo, a stati ansiosi, a disturbi depressivi, fino ad arrivare ai disturbi più importanti, nei quali si riscontrano pensieri intrusivi che riportano all’evento traumatico, o comportamenti di evitamento delle situazioni che in qualche modo riconducono alle sensazioni del trauma, o un’iperattivazione (insonnia, tachicardia, agitazione, ecc.) con una conseguente riduzione della possibilità di vivere pienamente la propria vita.

Il trauma ha sempre assunto un ruolo centrale nello studio della sviluppo delle patologie, dalle prime teorizzazioni psicoanalitiche di Freud e Ferenczi fino agli odierni sviluppi nella neuropsicologia. La psicoanalisi ha sicuramente indagato a fondo in tal senso, ed alcune teorizzazioni dei pionieri della psicoanalisi sembrano oggi trovare nuove evidenze empiriche anche nelle attuali ricerche delle neuroscienze: nuovi approfonditi studi evidenziano empiricamente gli effetti che il trauma può avere anche sullo sviluppo strutturale del cervello. L’integrazione tra neuroscienze e psicoanalisi favorisce lo sviluppo di interventi sempre più mirati al trattamento dei disturbi da trauma.

Il crescente riconoscimento della centralità del trauma nella psicopatogenesi ha favorito inoltre lo sviluppo di nuove metodologie. Tra queste troviamo l’EMDR, tecnica che integra gli approcci classici di diversi orientamenti con le più recenti ricerche in ambito neuropsicologico, e che è stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come una delle tecniche efficaci per il trattamento dei disturbi da trauma.

Tra i possibili disturbi connessi al trauma (i quali possono riguardare sia adulti, sia bambini o ragazzi) sui quali è possibile intervenire troviamo, oltre ai disturbi psicopatologici di diverso tipo sviluppati su base traumatica, anche:

  • Disturbo post traumatico da stress
  • Disturbo dell’adattamento
  • Disturbo reattivo dell’attaccamento
  • Disinhibited social engagement disorder
  • Acute stress disorder

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d) Benessere:

La psicologia non si occupa solo di disturbi ma si occupa sempre più spesso di benessere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) già nel lontano 1948 ha definito la salute non solo come assenza di malattia, ma come una condizione più complessa, che coinvolge diversi aspetti di benessere legati anche alle risorse personali, sociali, relazionali, emotive e fisiche di ciascuno.

Per definirsi in salute, infatti, non è sufficiente non avere sintomi fisici di malattia: è necessario non sperimentare disagio in ambito personale, sociale, relazionale ed emotivo.

Non è più possibile quindi riferirsi al concetto di salute solo in base ad un modello di tipo bio-medico, ma è necessario avere una visione più complessa del sistema salute in base ad un più articolato modello bio-psico-sociale.

In tale ottica si è sviluppata la psicologia del benessere, la quale favorisce il sostegno delle risorse presenti nell’individuo e nel suo ambiente di relazione, sostiene l’empowerement, promuove percorsi di integrazione mente e corpo, favorisce riduzione di eventuali sintomatologie ansiose o di altro tipo tramite tecniche supportive oppure tramite tecniche di rilassamento e così via.

Si va pertanto ad agire non più (o non solo) sulla patologia, ma anche sull’incremento della salute, sul sostegno dei fattori di protezione e della riduzione dei fattori di rischio nei confronti della salute stessa e, più in generale, del benessere della persona.

Lavorando nell’area del benessere psicologico alcuni tra i vari strumenti che possono esserci d’aiuto sono:

  • Training autogeno
  • Tecniche di rilassamento
  • Coaching 
  • Counseling 
  • Sostegno alla resilienza