I SEGNALI DI DISAGIO

NEI BAMBINI E NEGLI ADOLESCENTI


“Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali” (William Hodding Carter II)


Il lungo viaggio della crescita

Il percorso della crescita è un lungo viaggio in cui a volte si incontra qualche ostacolo, qualche deviazione. Può capitare di perdere per un po’ la strada e recuperarla in seguito, facendo un giro un po’ più lungo, osservando panorami diversi e a volte anche leggermente minacciosi, prima di ritornare sulla strada iniziale per dirigersi a destinazione. Può capitare anche che un bambino impieghi un po' più tempo in qualche punto del percorso. Oppure può accadere che in questo viaggio egli si senta spaventato, incuriosito, smarrito, emozionato, alternando momenti in cui cerca con fiducia il genitore ad altri in cui prova a sperimentarsi nella sua nuova e appena scoperta autonomia. Può capitare anche che lungo il percorso egli incontri degli eventi che non riesce ancora ad integrare nel suo equilibrio psichico (es. il lutto per il nonno, una separazione, un episodio di violenza, il bullismo) e che magari non riesce nemmeno a raccontare. Insomma, non tutto è sempre lineare e semplice come si desidererebbe.

In questo lungo percorso i genitori cercano di guidare e accompagnare i propri figli, ma non è un compito facile: a volte possono notare degli inspiegabili cambiamenti nell’umore, nei comportamenti, nelle relazioni interpersonali del figlio, cambiamenti che segnalano che è successo qualcosa, che c’è un disagio di cui è importante occuparsi, per poter proseguire nella crescita nel modo più sano sereno possibile. 

Per un bambino parlare del proprio disagio - piccolo o grande che sia - non è semplice. A volte, soprattutto quando i bambini sono ancora piccoli, può essere  difficile per il bambino anche solo "pensarlo" e "sentirlo" chiaramente come disagio o definirlo come tale. E spesso anche per un adolescente risulta un compito ancora arduo capire cosa si agita dentro di sé. È invece più frequente che il disagio venga espresso tramite modalità di comunicazione non verbali, quali il comportamento, il cambiamento dell’umore, il sintomo. Quando non si hanno le parole, è spesso il corpo che parla.  Sono allora un mal di pancia improvviso e senza motivo, oppure un'agitazione e irrequietezza quando non c'è apparente motivo di agitarsi, o un'ostinata chiusura in se stessi, che "prendono la parola". 

È importante non banalizzare questi segnali: non si tratta di semplici capricci, spesso si tratta una vera e propria comunicazione - nella forma più immediata e a volte più drammatica - di una difficoltà, di un disagio, di una problematica che deve essere ascoltata e accolta. E una volta ascoltata e accolta si potrà intervenire per sostenere il bambino o il ragazzo ed aiutarlo a superare al meglio le piccole o grandi difficoltà che può incontrare.


Le modalità di espressione del disagio psicologico cambiano in base all'età

In base all’età del bambino o del ragazzo la comunicazione del disagio potrebbe avvenire prevalentemente attraverso il corpo (soprattutto nei bambini più piccoli, ad esempio con alterazioni del ciclo sonno-veglia, enuresi, encopresi, persistenti e inspiegabili mal di pancia o testa, ecc.) o prevalentemente attraverso il comportamento (soprattutto negli adolescenti, ad esempio con disturbi del comportamento alimentare, disturbi del comportamento con caratteristiche di disattenzione, introversione, irrequietezza o aggressività). Tuttavia le modalità di espressione del disagio non si differenziano sempre così nettamente tra le diverse fasce di età: ci potranno ad esempio essere anche degli adolescenti che manifestano il disagio attraverso il corpo e bambini che invece lo manifestano attraverso un comportamento oppositivo e aggresivo), pertanto ogni situazione andrà valutata in modo specifico per poter poi offrire una risposta e una soluzione al disagio mirata ed efficace, fatta "su misura" per ogni singolo bambino o adolescente. 


Quali sono i segnali di disagio psicologico 

Tra i vari segnali di disagio che è importante prendere in considerazione, possiamo ricordare alcuni tra i principali, che sono :

  • cambiamenti e sbalzi dell’umore (es. il tono dell'umore del bambino cambia, e si caratterizza ad esempio con una persistente tristezza e chiusura; oppure con iperattivazione e agitazione);
  • cambiamenti nella condotta (es. il bambino o ragazzo inizia a mettere in atto condotte aggressive, manifesta crescente iperattività, cambiamenti nella condotta alimentare, ecc.);
  • disturbi psicosomatici e problematiche fisiche improvvise (es. mal di pancia ricorrente, mal di testa, senza che ci sia una apparente motivazione su base organica);
  • disturbi del sonno (es. difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, incubi che iniziano a perturbare il normale periodo di sonno del bambino);
  • manifestarsi o acuirsi di fobie e paure (es. paura di animali, di stare da solo, di affrontare l'impegno scolastico o le relazioni con i compagni, paura di entrare in classe, paura di interagire con gli altri, ecc.);
  • manifestarsi di una eccessiva quota di agitazione e ansia (es. eccessiva ansia quando entrando a scuola deve separarsi dai genitori; ansia che interferisce nelle relazioni con gli altri sia nel tempo libero che nelle attività scolastiche; agitazione e ansia in classe, ecc.);
  • regressione a comportamenti tipici di fasi evolutive precedenti (es. ricominciare a bagnare il letto quando non lo faceva già più da un po'; richiedere improvvisamente attenzioni tipiche di quando era più piccolo relative ad esempio al momento della nanna, del mangiare, ecc.);
  • difficoltà scolastiche e negli apprendimenti (es. calo del rendimento scolastico improvviso, nonostante l'impegno);
  • difficoltà nelle relazioni con gli altri (con i coetanei e/o con gli adulti, es. difficoltà a socializzare, isolamento, chiusura).

Qualora si riscontrino dei segnali di disagio, è importante che i genitori non li sottovalutino ma si rivolgano ad uno specialista in grado di valutarli correttamente e favorire un loro superamento.


Modalità di intervento nella psicologia dell'età evolutiva: con i bambini e con i genitori 

Le modalità di intervento nella psicologia dell'età evolutiva sono sempre necessariamente modulate in base all’età e al livello di sviluppo del bambino, e utilizzano principalmente strumenti quali il gioco o il disegno, integrati dal colloquio, al fine di favorire il superamento del temporaneo disagio e di riprendere il percorso evolutivo in serenità. Attraverso il gioco ed il disegno è possibile andare ad esplorare il mondo interno del bambino, le sue paure, le sue preoccupazioni, i suoi vissuti e, sempre attraverso gioco e disegno, si può arrivare ad una elaborazione terapeutica e ad un cambiamento positivo. Il colloquio con il bambino allo stesso modo va ad integrare l'esplorazione del mondo interno, ad un livello diverso e fornendo ulteriori elementi. Come è facile intuire, è importante che il genitore del bambino possa attivarsi ai primi segnali di disagio al fine di poter offrire un aiuto al bambino in tempi brevi, prima che si struttturi un disagio più persistente. Soprattutto nell'età evolutiva infatti l'intervento psicologico e psicoterapeutico ha una forte valenza di prevenzione di ulteriori difficoltà. Attivando un intervento precoce è infatti possibile ottenere un risultato migliore ed in tempi più brevi, e ciò anche in considerazione del fatto che le strutture psichiche in queste età sono ancora relativaente mobili e rendono più agevole ed efficace un intervento.  

Il percorso terapeutico del bambino deve necessariamente prendere in considerazione anche i genitori e la relazione (fantasmatica e/o reale) del bambino con essi, in quanto il disagio del bambino può trovare una migliore comprensione e di conseguenza una più efficacie cura se collocato nel suo contesto relazionale di sviluppo. Pertanto i genitori vengono spesso coinvolti nei percorsi terapeutici con i bambini: se il bambino è piccolo le sedute si possono tenere in presenza del/dei genitore/i; se è più grande pur entrando in seduta da solo, i suoi genitori saranno comunque sempre coinvolti e aggiornati sul percorso terapeutico in modo opportuno.  Con gli adolescenti, in considerazione anche del particolare compito evolutivo cui i ragazzi o le ragazze in questa fascia d'età sono chiamati (principalmente la conquista di un maggiore livello di autonomia e di individuazione) è importante garantire (compatibilmente con l'età e il problema portato) una maggiore autonomia dai genitori anche durante il percorso di terapia. Ogni situazione va naturalmente valutata individualmente per offrire la risposta migliore e concordata insieme.

È inoltre possibile per il genitore rivolgersi individualmente e direttamente al professionista per richiedere un aiuto a comprendere meglio alcuni segnali di disagio o alcune richieste e comunicazioni che gli arrivano dal figlio, o anche per lavorare in senso più esteso sulla genitorialità o sulle difficoltà che egli sente di incontrare, soprattutto in alcune fasi critiche, oppure ancora per recuperare la sicurezza e la serenità nel proprio ruolo di genitore. Inoltre è importante ricordare che con i bambini più piccoli (soprattutto fino ai tre anni di età, ma in vario modo anche in seguito) un lavoro sulla genitorialità potrebbe offrire i risultati migliori e con i tempi più brevi, ad esempio attivando un percorso specifico di psicoterapia centrata sulla genitorialità.

Qualunque sia il percorso che verrà individuato come il più opportuno per quello specifico bambino o adolescente in quello specifico contesto relazionale di crescita e in relazione alla specifica domanda di cura portata, il percorso sarà sempre concordato e valutato insieme ai destinatari. Sarà in tal modo possibile offrire la risposta più adeguata e "su misura" per favorire il superamento della difficoltà o dell'impasse e riprendere al meglio la crescita. E, ricordando la storia di Peter Pan, possiamo affermare con lui che "Per volare hai bisogno di ritrovare i tuoi pensieri felici"; e a volte può essere proprio necessario un piccolo aiuto per ritrovarli, superare le difficoltà, e ricominiciare a "volare" verso una crescita sana e serena.

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