DISTURBI DEPRESSIVI

“Che cos’è la depressione? Quella condizione dell’anima che si registra quando il mondo circostante non ci dice più nulla e il mondo immaginifico, quello dei nostri sogni e dei nostri progetti, tace avvolto da un silenzio così cupo e impenetrabile da impedire anche il più timido degli sguardi che osi proiettarsi nel futuro.” 

(Umberto Galimberti)

La depressione è in aumento in tutto il mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe diventare la seconda causa di invalidità lavorativa, dopo le malattie cardiovascolari. Perché di malattia si tratta: la depressione è una malattia, non è uno stato d’animo; non è solo “un po' di tristezza”. La depressione, in quanto malattia, ha un suo decorso caratteristico, sintomi riconoscibili, e richiede una diagnosi e una cura. È una patologia che potrebbe essere anche fortemente invalidante, con ripercussioni sulla vita personale, relazionale e lavorativa dell'individuo. Diventa pertanto importante poter intervenire al più presto con una diagnosi ed un piano terapeutico adeguati. La psicoterapia consente di ottenere dei risultati importanti nel trattamento e nella cura della depressione, ed in particolare la psicoterapia psicoanalitica può essere considerata uno degli interventi che consentono di ottenere i maggiori e più duraturi risultati nella cura della depressione.


Cosa è la depressione e come si manifesta? La sintomatologia depressiva.

I sintomi con cui la depressione si manifesta possono coinvolgere sia la sfera psichica sia la sfera fisica.

Sul versante psichico, la depressione è caratterizzata prevalentemente da un persistente umore disforico, cioè da un umore triste e cupo, spesso accompagnato da un frequente sentimento di odio rivolto al Sé e di disperazione.  Molte delle cose o delle attività che prima della malattia procuravano piacere o gioia perdono la loro carica positiva: diminuisce il piacere per quanto prima veniva ritenuto interessante e gratificante, diminuisce la capacità di sperimentare il piacere per la vita in generale (anedonia) e possono prendere forma in alcuni casi dei pensieri di tipo suicidario.

Sul versante fisiologico si riscontrano variazioni del ciclo sonno-veglia (difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci), variazioni dell’appetito e del peso corporeo, diminuzione del desiderio sessuale, con possibili ripercussioni sulla vita di coppia, rallentamento psicomotorio (cioè una lentezza generalizzata che coinvolge sia i movimenti che la velocità del pensiero, e che si manifesta con riduzione dei movimenti spontanei e irrigidimento della mimica facciale), o al contrario eccessiva irrequietezza (soprattutto negli adolescenti e negli uomini). A complicare il quadro, una stanchezza generalizzata (astenia) rende difficile ogni attività.

Più che di “depressione” bisognerebbe parlare di “depressioni”: ci possono essere infatti diversi tipi e differenti gravità nei disturbi depressivi. Troviamo tra di essi ad esempio la distimia che, pur non essendo disabilitante in forma importante come la depressione maggiore, si caratterizza comunque per la presenza di sintomi cronici connessi al disturbo dell’umore; la depressione maggiore, invece, è fortemente disabilitante e impedisce un buon funzionamento in ambito sociale, lavorativo, relazionale; i disturbi bipolari infine presentano oscillazioni dell’umore caratteristiche, tra fasi depressive e fasi maniacali ed euforiche. 


Il vissuto soggettivo nella depressione. Cosa sente chi ha un disturbo depressivo?

L'umore triste è senz'altro il primo sintomo che chi soffre di depressione riferisce di avere. Ed è un sintomo che è spesso chiaramente visibile da chi gli sta quotidianamente vicino. Egli sperimenta una perdita dello slancio vitale, fino a volte ad arrivare ad affermare di sentire una sorta di disperazione che lo pervade. Perché non si tratta di una semplice tristezza, ma di qualcosa di molto più profondo.
Frequente è un senso di oppressione, che molti descrivono come fosse quasi una sensazione fisica, come un peso sul petto che blocca loro il respiro, impedendo di rilassarsi o di riempire i polmoni.
L'impossibilità di fare le cose, anche quelle più normali e quotidiane, un senso di immobilità che tutto pervade, è spesso riferito da chi sta vivendo una depressione, che può sentirsi quasi sospeso in un eterno presente in cui si è perso il senso del progetto, del futuro, del possibile.
Tuttavia questa immobilità, che spesso si accompagna ad una riduzione degli impegni e delle attività che l'individuo quotidianamente decide di affrontare, non si accompagna ad una maggiore capacità di conservare le energie e di riposare. Anzi, quello che il soggetto sperimenta è spesso una immane stanchezza, che non è assolutamente di un'entità che possa considerarsi proporzionale ai suoi effettivi impegni o sforzi.
Questa stanchezza si accompagna inoltre ad una perdita dello slancio vitale, ad una perdita di piacere nel fare le cose, anche quelle che un tempo lo facevano gioire. Ma a volte anche fare le piccole cose diventa difficile, anche solo alzarsi dal letto al mattino. Rimane una percezione di un mondo in cui il mondo ha perso il suo colore e le emozioni hanno perso il loro colore.
È spesso presente un senso di impotenza, di inadeguatezza, una paura di essere abbandonati, non amati, o di perdere l’approvazione e l’amore degli altri. Ciò incide negativamente sull’autostima, e si accompagna spesso alla convinzione di una propria personale “colpa”.

A volte è invece difficile “sentire” tutto questo, e così il dolore emotivo spesso si esprime su un piano somatico: si dorme troppo o troppo poco, si mangia troppo o troppo poco, si sperimentano vari dolori di diverso tipo (un mal di schiena, un mal di testa, una costipazione, o delle palpitazioni, alla cui base però non c'è mai alcuna patologia fisica diagnosticabile) che sembrano essere il solo modo in cui ci si può permettere di “sentire” la sofferenza, per non rischiare di soccombere ad un dolore che, se vissuto in modo più diretto, potrebbe essere eccessivo e difficile da gestire.

Anche il piano cognitivo è compromesso: non si riesce a pensare né a concentrarsi, c’è chi racconta di sentire come un “vuoto mentale”, con conseguenti ulteriori ripercussioni sull’autostima, anche a causa delle ripercussioni che questa difficoltà può avere in ambito lavorativo. Il linguaggio sembra riflettere queste difficoltà: diminuiscono i temi e le idee espresse, le frasi sono brevi, spesso le risposte sono monosillabiche, è compromessa la fluidità del pensiero e del discorso.

Le relazioni con gli altri diventano difficili. Può comparire la sensazione di non essere più in grado di offrire nulla di buono, di essere svuotati o di avere solo cose "brutte" da offrire, di non essere adeguati, di non essere degni di amore, ci si sente “colpevoli”, vuoti, aridi.

Diventa problematico a questo punto (anche a causa dei vissuti di impotenza, di immobilità e di inadeguatezza) chiedere aiuto per uscire dalla depressione. Chi sta vicino ad una persona depressa può farsi allora portavoce o sostenere una richiesta che non riesce ad essere espressa, cogliendo la gravità della situazione, che va al di là della normale tristezza che chiunque può provare.


Diagnosi e terapia

La diagnosi di depressione richiede una particolare attenzione, in quanto esistono diversi disturbi depressivi che possono declinarsi in varie forme e gravità (depressione maggiore, distimia, depressione post-partum, disturbo bipolare, ecc.). È importante quindi innanzitutto una diagnosi accurata da parte di un clinico (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra).

L’umore depresso potrebbe essere inizialmente negato e non riconosciuto dalla persona che ne soffre, ma può essere valutato dal clinico sia attraverso il colloquio e attraverso una attenta raccolta anamnestica, che eventualmente con appositi test. È importante ricordare che negli adolescenti e nei giovani adulti la sintomatologia depressiva potrebbe anche manifestarsi con iperattività e agitazione motoria invece che con tristezza, e pertanto la diagnosi deve essere effettuata prestando attenzione anche alle diverse possibili modalità di espressione del disagio.

Il decorso della malattia dipende da numerosi fattori, tra i quali fondamentale è il fatto che sia stato o meno messo in atto un intervento di tipo psicoterapeutico e/o farmacologico adeguato.

Purtroppo la diagnosi di depressione viene fatta spesso tardivamente per vari motivi: perché chi ne soffre non riesce a riconoscerla come una malattia da curare ma la vede come “semplice tristezza che passerà”; oppure perché i disturbi sul piano fisico (mal di testa, mal di stomaco, ecc.) non vengono correttamente riconosciuti come espressioni di un malessere su un piano psichico; oppure perché proprio la mancanza di forza e progettualità tipica della malattia impedisce di attivarsi verso un cambiamento e di richiedere un intervento ad un professionista sanitario. Questa mancanza di forza e progettualità evidenzia la diminuzione della quantità di energia psichica a disposizione del soggetto, che è proprio uno degli elementi centrali e caratterizzanti del disturbo; essendo quindi uno dei “sintomi”, su di esso il soggetto non può intervenire con la “buona volontà”: dirgli che “basta che lo voglia e può ricominciare ad uscire e a vedere il mondo in rosa” non è d'aiuto ma lo porta semplicemente a ricadere nella sua depressione, questa volta anche con maggiori sensi si colpa per non aver potuto agire con "buona volontà". 

La ricerca evidenzia come la psicoterapia psicoanalitica sia in grado di condurre verso importanti risultati terapeutici nella cura della depressione. In particolare l’importante ricerca curata da Blatt evidenzia come per i disturbi depressivi di personalità una psicoterapia intensiva a lungo termine sia il trattamento di elezione, cioè il trattamento che può dare maggiori e più duraturi risultati. Al fine di ottenere un miglioramento terapeutico risultano fondamentali gli interventi interpretativi e quelli che favoriscono l’insight e la consapevolezza nei casi di depressione introiettiva, e gli interventi basati sulla relazione terapeutica nella depressione anaclitica.

Perché, come scrive Vittorino Andreoli, “la depressione può uccidere, sia chi ne soffre, sia chi gli sta accanto. Ma per chi trova la forza e la capacità di scendere all’inferno e guardare in faccia il “male oscuro” (nella celebre definizione di Giuseppe Berto), di sciogliere con pazienza ed intelligenza tutti i nodi della sua psiche, di affrontare con tenacia i fallimenti, il premio è l’acquisizione di una nuova consapevolezza. La lotta alla depressione è una gloriosa lotta di liberazione di sé stessi e delle proprie potenzialità, un meraviglioso seppur doloroso viaggio nella propria interiorità alla scoperta del proprio valore e della propria forza”.


Per approfondire: Video dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: I had a black dog, is name was depression


BIBLIOGRAFIA

  •  A.P.A. - American Psychiatric Association, “DSM-5 - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth Edition”, American Psychiatric Publishing, Washington DC, 2013
  • AA. VV., “PDM – Manuale Diagnostico Psicodinamico”, Raffaello Cortina Editore, Milano,  2008
  • Galimberti U., “I miti del nostro tempo”, Feltrinelli, Milano, 2009
  • Mc Williams N., (1994) “La diagnosi psicoanalitica”, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1999

Il presente articolo è puramente informativo e non sostituisce la diagnosi di uno specialista. I contenuti sono descrittivi e rappresentano solo una breve e non esaustiva sintesi di alcuni aspetti clinici coinvolti nel disturbo.