DISTURBI DEPRESSIVI


“Che cos’è la depressione? Quella condizione dell’anima che si registra quando il mondo circostante non ci dice più nulla e il mondo immaginifico, quello dei nostri sogni e dei nostri progetti, tace avvolto da un silenzio così cupo e impenetrabile da impedire anche il più timido degli sguardi che osi proiettarsi nel futuro.”        (Umberto Galimberti)


La depressione è in aumento in tutto il mondo e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità potrebbe diventare entro il 2020 la seconda causa di invalidità lavorativa, dopo le malattie cardiovascolari. Perché di malattia si tratta: la depressione è una malattia, non è uno stato d’animo; non è solo “un po' di tristezza”. La depressione è una malattia, ha un suo decorso caratteristico, sintomi riconoscibili, e richiede una diagnosi e una cura. È una patologia che potrebbe essere anche fortemente invalidante, con ripercussioni sulla vita personale, relazionale e lavorativa dell'individuo. Diventa pertanto importante poter intervenire al più presto con una diagnosi ed un piano terapeutico adeguati. La psicoterapia consente di ottenere dei risultati importanti nel trattamento e nella cura della depressione, ed in particolare la psicoterapia psicoanalitica può essere considerata uno degli interventi che consentono di ottenere i maggiori e più duraturi risultati nella cura della depressione.


Cosa è la depressione e come si manifesta? La sintomatologia depressiva.

La depressione si manifesta attraverso alcuni sintomi tipici che coinvolgono sia la sfera psichica sia la sfera fisica.

Sul versante psichico, la depressione è caratterizzata prevalentemente da un persistente umore disforico, un umore triste e cupo, con un frequente sentimento di odio rivolto al Sé e di disperazione. Diminuisce il piacere per molte delle cose che fino ad allora erano state ritenute interessanti e gratificanti, diminuisce la capacità di sperimentare il piacere per la vita in generale (anedonia) e possono prendere forma in alcuni casi dei pensieri di tipo suicidario.

Sul versante fisiologico si riscontrano variazioni del ciclo sonno-veglia (difficoltà ad addormentarsi o risvegli precoci), variazioni dell’appetito e del peso corporeo, diminuzione del desiderio sessuale (con ripercussioni sulla vita di coppia), rallentamento psicomotorio (lentezza generalizzata, con riduzione dei movimenti spontanei e irrigidimento della mimica facciale), o al contrario eccessiva irrequietezza (soprattutto negli adolescenti e negli uomini). Una stanchezza generalizzata (astenia) rende difficile ogni attività.

Più che di “depressione” bisognerebbe parlare di “depressioni”: ci possono essere infatti diversi tipi e differenti gravità nei disturbi depressivi. Troviamo tra di essi ad esempio la distimia che, pur non essendo gravemente disabilitante come la depressione maggiore, si caratterizza comunque per la presenza di sintomi cronici connessi al disturbo dell’umore; la depressione maggiore, invece, è fortemente disabilitante e impedisce un buon funzionamento in ambito sociale, lavorativo, relazionale; i disturbi bipolari infine presentano oscillazioni dell’umore caratteristiche tra fasi depressive e fasi maniacali ed euforiche. 


Il vissuto soggettivo nella depressione. Cosa sente chi ha un disturbo depressivo?

La caratteristica saliente della depressione è naturalmente l’umore triste, disperato, la perdita dello slancio vitale. Chi si trova alle prese con una depressione ha spesso un senso di oppressione (molti descrivono quasi un peso sul petto), prova un senso di immobilità, come un eterno presente dove si è perso il senso del progetto, del futuro, del possibile, in cui si sente di non poter più provare piacere per le cose che un tempo facevano gioire; anche fare le piccole cose diventa difficile, anche solo alzarsi dal letto al mattino. Ha la sensazione di trovarsi in una esistenza in cui il mondo ha perso il suo colore e le emozioni hanno perso il loro calore.

È spesso presente un senso di impotenza, di inadeguatezza, una paura di essere abbandonati, non amati, o di perdere l’approvazione e l’amore degli altri. Ciò incide negativamente sull’autostima, e si accompagna spesso alla convinzione di una propria personale “colpa”.

A volte è invece difficile “sentire” tutto questo, e così il dolore emotivo spesso si esprime su un piano somatico: si dorme troppo o troppo poco, si mangia troppo o troppo poco, si presentano dolori diversi (un mal di schiena, un mal di testa, una costipazione, o delle palpitazioni, senza alla base nessuna patologia nota) che sembrano essere il solo modo in cui ci si può permettere di “sentire” la sofferenza, per non rischiare di soccombere ad un dolore che, se vissuto in modo più diretto, potrebbe essere eccessivo.

Anche il piano cognitivo è compromesso: non si riesce a pensare né a concentrarsi, c’è una sensazione di “vuoto mentale”, con conseguenti ulteriori ripercussioni sull’autostima, anche a causa dei riflessi che questa difficoltà può avere in ambito lavorativo. Il linguaggio sembra riflettere queste difficoltà: diminuiscono i temi e le idee espresse, le frasi sono brevi, spesso le risposte sono monosillabiche, ne è compromessa la fluidità.

Le relazioni con gli altri diventano difficili. Può comparire la sensazione di non essere più in grado di offrire nulla di buono, di essere svuotati, di non essere adeguati, di non essere degni di amore, ci si sente “colpevoli”, vuoti, aridi, e a volte si ha la sensazione di non riuscire più a piangere.

Diventa problematico a questo punto, anche a causa dei vissuti di impotenza, di immobilità e di inadeguatezza, chiedere aiuto per uscire dalla depressione. Chi sta vicino ad una persona depressa può farsi allora portavoce o sostenere una richiesta che non riesce ad essere espressa.


Diagnosi e terapia

La diagnosi di depressione è complessa: esistono diversi disturbi depressivi che possono declinarsi in varie forme e gravità (depressione maggiore, distimia, depressione post-partum, disturbo bipolare, ecc.). È importante quindi innanzitutto una diagnosi accurata da parte di un clinico (psicologo, psicoterapeuta, psichiatra).

L’umore depresso potrebbe essere inizialmente negato e non riconosciuto dalla persona che ne soffre, ma può essere valutato dal clinico sia attraverso il colloquio che eventualmente con appositi test. È importante ricordare che negli adolescenti e nei bambini la sintomatologia depressiva potrebbe anche manifestarsi con iperattività e agitazione motoria invece che con tristezza, e pertanto la diagnosi deve essere affrontata prestando attenzione anche alle diverse modalità di espressione del disagio.

Il decorso della malattia dipende da numerosi fattori, tra i quali fondamentale è il fatto che sia stato o meno messo in atto un intervento di tipo psicoterapeutico e/o farmacologico adeguato.

Purtroppo la diagnosi di depressione viene fatta spesso tardivamente per vari motivi: perché chi ne soffre non riesce a riconoscerla come una malattia da curare ma la vede come “semplice tristezza che passerà”; oppure perché i disturbi sul piano fisico (mal di testa, mal di stomaco, ecc.) non vengono correttamente riconosciuti come espressioni di un malessere su un piano psichico; oppure perché proprio la mancanza di forza e progettualità tipica della malattia impedisce di attivarsi verso un cambiamento. Questa mancanza di forza e progettualità evidenzia la diminuzione della quantità di energia psichica a disposizione del soggetto, che è proprio uno degli elementi centrali e caratterizzanti del disturbo; essendo quindi uno dei “sintomi”, su di esso il soggetto non può intervenire con la “buona volontà”: dirgli che “basta che lo voglia e può ricominciare ad uscire e a vedere il mondo in rosa” non fa che farlo ricadere con maggiori sensi di colpa nella sua depressione. 

La ricerca evidenzia come la psicoterapia psicoanalitica sia in grado di condurre verso importanti risultati terapeutici nella cura della depressione. In particolare l’importante ricerca curata da Blatt evidenzia come per i disturbi depressivi di personalità una psicoterapia intensiva a lungo termine sia il trattamento di elezione. il trattamento che può dare maggiori e più duraturi risultati. Al fine di ottenere un miglioramento terapeutico risultano fondamentali gli interventi interpretativi e quelli che favoriscono l’insight e la consapevolezza nei casi di depressione introiettiva, e gli interventi basati sulla relazione terapeutica nella depressione anaclitica.

Perché, come scrive Vittorino Andreoli, “la depressione può uccidere, sia chi ne soffre, sia chi gli sta accanto. Ma per chi trova la forza e la capacità di scendere all’inferno e guardare in faccia il “male oscuro” (nella celebre definizione di Giuseppe Berto), di sciogliere con pazienza ed intelligenza tutti i nodi della sua psiche, di affrontare con tenacia i fallimenti, il premio è l’acquisizione di una nuova consapevolezza. La lotta alla depressione è una gloriosa lotta di liberazione di sé stessi e delle proprie potenzialità, un meraviglioso seppur doloroso viaggio nella propria interiorità alla scoperta del proprio valore e della propria forza”.


Video dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: I had a black dog, is name was depression


BIBLIOGRAFIA 

  • A.P.A. - American Psychiatric Association, “DSM-5 - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth Edition”, American Psychiatric Publishing, Washington DC, 2013
  • AA. VV., “PDM – Manuale Diagnostico Psicodinamico”, Raffaello Cortina Editore, Milano,  2008
  • Galimberti U., “I miti del nostro tempo”, Feltrinelli, Milano, 2009
  • Mc Williams N., (1994) “La diagnosi psicoanalitica”, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1999


Il presente articolo è puramente informativo e non sostituisce la diagnosi di uno specialista. I contenuti sono descrittivi e rappresentano solo una breve e non esaustiva sintesi di alcuni aspetti clinici coinvolti nel disturbo.


Per chiedere informazioni o per un colloquio e sufficiente compilare il form sottostante oppure andare alla pagina dei contatti: