FOBIE




“Tutto quello che hai sempre voluto è dall’altro lato della paura.”  

(George Addair)


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Le fobie sono normalmente definite come paure eccessive, estreme, relative ad uno o più oggetti o situazioni ritenute consciamente o inconsciamente fonte di pericolo (ad esempio le altezze, gli animali, il sangue, i luoghi aperti, volare in aereo, ecc.), che si manifestano con un’attivazione eccessiva e un comportamento di evitamento (allontanarsi, fuggire, non frequentare più alcuni contesti, ecc.) che non paiono essere in relazione con l’effettiva pericolosità dell’oggetto o della situazione. 

Questa paura va ad organizzare poi l’esperienza interna del soggetto e, soprattutto a causa dei conseguenti comportamenti di evitamento delle situazioni o oggetto fonte di paura, può incidere negativamente sulla vita sociale, lavorativa, familiare della persona che ne soffre, la quale riduce a volte notevolmente il suo ambito di azione e libertà, pur di non rischiare di trovarsi a fronteggiare nuovamente l’oggetto fobico.

La psicoterapia psicoanalitica consente quindi di superare questa difficoltà attraverso un percorso che, partendo dal sintomo fobico e dal suo significato nell'economia psichica dell'individuo e nella sua storia personale, consente una risignificazione degli elementi disturbanti e una maggiore integrazione di alcuni aspetti del Sé, favorendo un allargamento del pensabile, una maggiore percezione di autoefficacia e controllo, una riduzione stabile e duratura dei sintomi disturbanti.


Cosa sono le fobie e come si manifestano? La sintomatologia.

La sintomatologia connessa alle fobie si manifesta principalmente attraverso un’eccessiva attivazione neurovegetativa in presenza dell’oggetto fobico, superiore a quella che normalmente ci si aspetterebbe: compaiono sintomi di ansia e paura eccessivi, fino al panico, con palpitazione, respiro corto, disorientamento e difficoltà di concentrazione, e con comportamenti di evitamento. Le fobie possono essere circoscritte ad un singolo oggetto o situazione (fobia specifica), ma possono presentarsi anche associate (ad esempio un soggetto potrebbe presentare risposte fobiche di fronte ai cani, ma anche quando si trova nei luoghi chiusi).

L’intensità dell’attivazione in risposta allo stimolo fobico varia in base alla prossimità dello stimolo stesso (ad esempio: la paura dei cani può sembrare di modesta entità e “normale”, non ascrivibile a disturbo fobico, quando questo si trova a 10 metri, ma può provocare una forte crisi d’ansia quando questo si avvicina a due metri, fino quasi ad arrivare ad un attacco di panico man mano che si fa più vicino). Può in alcuni casi essere presente un’ansia anticipatoria, in base alla quale anche solo il pensiero di poter essere esposto all’oggetto fobico può scatenare una crisi d’ansia di notevole entità. Il soggetto con disturbo fobico per quanto possa a volte riconoscere la propria reazione allo stimolo come eccessiva, potrebbe comunque sovrastimare l’oggettiva pericolosità dello stimolo stesso; pertanto è compito del clinico fare una valutazione adeguata.

Tra le fobie possiamo ricordarne a titolo esemplificativo alcune, quali l’agorafobia (che può manifestarsi come paura degli spazi aperti, o pubblici, o nei mezzi di trasporto, o quando ci si trova da soli fuori casa, e porta a temere o ad evitare questi luoghi in cui si ritiene di non avere una agevole via di fuga in caso di necessità), o al contrario la claustrofobia (cioè la paura di rimanere negli spazi troppo stretti e angusti, in cui si percepisce quasi un senso di soffocamento, non compatibile con la reale dimensione dello spazio o con la reale disponibilità di aria), la fobia sociale (o disturbo d’ansia sociale, che si manifesta con una paura o ansia persistente ed eccessiva nelle situazioni sociali, in cui si teme la valutazione negativa da parte degli altri, l’umiliazione, il rifiuto, e che pertanto vengono attivamente evitate), le zoofobie (cioè in senso generale la paura eccessiva degli animali, che può condurre fino al panico e al timore per la propria incolumità. timore non compatibile con la reale pericolosità dell'animale; in questa classe di fobie rientrano ad esempio la cinofobia, cioè la paura dei cani; l'aracnofobia, cioè la paura dei ragni, l'ofidiobogia, cioè la paura di serpenti e rettili, e così via).


Il vissuto soggettivo nei disturbi di tipo fobico. Cosa sente chi ha una fobia?

Chi soffre di questo disturbo, nel momento in cui si trova esposto all'oggetto fobico (ad esempio un animale, oppure l’ago, oppure lo sporco) o situazione fobica (es. essere all’aperto, oppure dover prendere l’aereo) sperimenta un incremento dell’ansia e una generale iperattivazione, e potrebbe sentire l’urgenza incontenibile di allontanarsi dall’oggetto della sua fobia mettendo in atto comportamenti di evitamento. L’attivazione è immediata, non può essere respinta, e si manifesta praticamente ogni volta in cui si entra in contatto con l’oggetto fobico (quindi se, ad esempio, una persona ha paura degli aerei una sola volta, mentre in tutti gli altri voli viaggia normalmente, non si può parlare di fobia). L’accesso alla sfera cognitiva sembra compromesso dall’eccessivo livello d’ansia, le reazioni non sono pensate ma semplicemente agite in modo impulsivo, e di solito connotate da una sovrastima dell’effettivo pericolo.

Le reazioni all’oggetto fobico possono variare in base al contesto, ai fattori culturali, alla presenza di una persona riconosciuta come rassicurante, al fatto che si senta di avere la possibilità o meno di allontanarsi dallo stimolo fobico. Le reazioni potrebbero variare anche in base al tipo di fobia presentata. Ad esempio le fobie di tipo situazionale o di animali di solito fanno sperimentare al soggetto un incremento del battito cardiaco e del respiro, un arousal generalizzato che sembra prepararlo all’azione di evitamento e fuga (c’è in queste fobie tendenzialmente attivazione del sistema nervoso simpatico), mentre in altri tipi di fobie come quelle relative al sangue, agli aghi è più frequente una risposta di tipo vagale, con un iniziale incremento del battito cardiaco e aumento della pressione, e successivo calo repentino della pressione, con sensazione di svenire, e così via.


Diagnosi e terapia

La diagnosi di disturbo fobico deve basarsi sul tipo di fobia presentata, sull’eventuale presenza di fobie multiple, sul contenuto della fobia e sul livello di funzionamento psichico del soggetto fobico. Se sono presenti fobie multiple con eccessiva restrizione della quotidianità è necessario valutare se ci si trovi in presenza di altra patologia o di un’organizzazione patologica di personalità. Deve essere valutata anche la durata della sintomatologia, in quanto possono essere considerate comuni e non patologiche alcune forme di reazioni transitorie di paura ad alcuni stimoli (frequenti soprattutto nell’infanzia), mentre se la reazione eccessiva e intensa di paura ed evitamento dura per vari mesi possiamo iniziare ad ipotizzare la presenza di un disturbo fobico.

Già nel lontano 1918 Freud aveva individuato nell’esposizione all’oggetto fobico un efficace trattamento per i sintomi fobici. Attualmente la psicoterapia cognitiva utilizza interventi di questo tipo, basati sull’esposizione all’oggetto fobico e la desensibilizzazione, e con essi riesce ad agire sulla riduzione dei sintomi. Nella psicoterapia psicoanalitica l’azione di riduzione dei sintomi è ritenuta importante ma non sufficiente, è necessario che la terapia possa offrire qualcosa in più. Pertanto un percorso di psicoterapia psicoanalitica consente di raggiungere allo stesso tempo, oltre alla riduzione del sintomo, anche altri obiettivi che garantiscono un miglioramento della capacità di tollerare l’angoscia e regolare gli affetti, un’integrazione tra aspetti emotivi e cognitivi, la ripresa di una crescita emotiva bloccata, un aumento del senso di sicurezza e di fiducia, una esplorazione e risignificazione delle paure del soggetto, con conseguente riduzione dei comportamenti di evitamento e miglioramento delle relazioni interpersonali.

La psicoterapia psicoanalitica consente infatti di porre l’attenzione non solo sul sintomo e sulla sua eliminazione, ma anche sul significato che quello specifico sintomo relativo ad un determinato oggetto fobico ha nella storia clinica e nella dinamica psichica del soggetto. La fobia ha spesso infatti una funzione protettiva rispetto ad un’angoscia che altrimenti rischierebbe di essere lasciata liberamente fluttuante (invece che “legata” ad un oggetto fobico, e così più facilmente evitabile o controllabile); eliminare il sintomo senza indagarne opportunamente il significato e la funzione (che vengono invece ampiamente esplorati nella psicoterapia psicoanalitica) potrebbe esporre al rischio di lasciare la persona esposta all’angoscia o al panico. La psicoterapia psicoanalitica consente di ovviare a questo rischio e di offrire un percorso di cura adeguato, con minori rischi di recidive o di spostamento dell'angoscia su nuovi oggetti fobici o nuovi disturbi, consentendo di ottenere benefici stabili e duraturi.


BIBLIOGRAFIA:

  • A.P.A. - American Psychiatric Association, “DSM-5 - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth Edition”, American Psychiatric Publishing, Washington DC, 2013
  • AA. VV., “PDM – Manuale Diagnostico Psicodinamico”, Raffaello Cortina Editore, Milano,  2008
  • Mc Williams N., (1994) “La diagnosi psicoanalitica”, Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1999


Il presente articolo è puramente informativo e non sostituisce la diagnosi di uno specialista. I contenuti sono descrittivi e rappresentano solo una breve e non esaustiva sintesi di alcuni aspetti clinici coinvolti nel disturbo.


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