I DSA - DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO

 

“Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che prova la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica. Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini”. (Daniel Pennac)


L’apprendimento è una funzione complessa che coinvolge diverse abilità. Con il termine DSA (acronimo di Disturbi Specifici dell’Apprendimento) si indica un insieme di disturbi delle abilità scolastiche, che possono presentarsi singolarmente o in modo aggregato in un bambino, e che rientrano nella classe diagnostica dei disturbi del neurosviluppo (DSM-5 - Manuale Diagnostico Statistico-5).

La Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità del 2011 ha definito i DSA come: “disturbi che coinvolgono uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Essi infatti interessano le competenze strumentali degli apprendimenti scolastici. Sulla base del deficit funzionale vengono comunemente distinte le seguenti condizioni cliniche:

- Dislessia, disturbi nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo),

- Disortografia, disturbo della scrittura (intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica),

- Disgrafia, disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria),

- Discalculia, disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità di comprendere ed operare con i numeri).” (CC-ISS, 2011)

Ciò che caratterizza questa classe di disturbi è pertanto il carattere di specificità: essi coinvolgono in modo circoscritto ma significativo uno specifico dominio di abilità, mentre il funzionamento intellettivo generale rimane intatto. La compromissione di queste specifiche abilità deve essere significativa, deve cioè discostarsi in modo significativo (misurabile attraverso test standardizzati) dalla prestazione media prevista per l’età, e quindi non è sufficiente trovarsi di fronte a qualche "difficoltà" di lettura, scrittura, o calcolo per poter pensare ad un DSA.

Infine, affinché si possa formulare una diagnosi di DSA, le difficoltà di apprendimento non devono essere dovute a scarse opportunità di apprendimento o inadeguatezza dell’ambiente educativo, o a deficit nello sviluppo intellettivo, oppure a traumi, o ancora a malattie cerebrali acquisite; in questi casi sarà necessario valutare l’opportunità di fare una diagnosi di tipo diverso.

Il trattamento dei DSA richiede una azione congiunta su diversi piani: attraverso un lavoro che coinvolga sia lo psicologo, sia la scuola, sia i genitori, è possibile ottenere degli importanti miglioramenti sul piano didattico e degli apprendimenti, ma è anche possibile favorire parallelamente un incremento dell'autostima e una maggiore percezione di autoefficacia nel bambino o nel ragazzo, favorendo una sua maggiore serenità anche in contesti come quello scolastico che prima potevano essere fonte di ansia e disagio. 


Cosa sono i DSA e come si manifestano? La sintomatologia

I disturbi specifici dell’apprendimento possono coinvolgere diversi e specifici domini di abilità, si manifestano pertanto con modalità diverse in base al tipo di abilità compromessa.

La dislessia è un disturbo specifico della lettura che riguarda la decodifica. Può quindi manifestarsi attraverso compromissioni significative nell’accuratezza della lettura e nella comprensione. Può accadere quindi di trovarsi davanti ad un bambino che ha una lettura non fluente, lenta, con esitazioni e incertezze, e molti errori, confusioni di lettere, o con difficoltà nella comprensione del testo. La difficoltà deve essere “significativa” in base ai test standardizzati, e pertanto deve essere valutata da un clinico.

I disturbi specifici della scrittura si dividono in due classi : la disortografia e la disgrafia, distinte in base alla componente che risulta compromessa.

La disortografia è infatti un disturbo specifico della scrittura che si manifesta con uno scarso controllo ortografico per quanto riguarda la componente linguistica, e coinvolge quindi i processi di cifratura. Il bambino con disortografia avrà quindi delle significative difficoltà ortografiche (valutabili in base ai test standardizzati), e potrebbe avere anche difficoltà nello spelling, nella accuratezza della punteggiatura e della grammatica e nell’organizzazione dell’espressione scritta.

La disgrafia è invece un disturbo specifico della scrittura che si manifesta con delle difficoltà che riguardano la componente motoria della scrittura, e quindi coinvolge la grafia e i processi di realizzazione grafica. Il bambino manifesterà quindi una significativa (valutabile testisticamente) lentezza nella scrittura, una scarsa fluenza, e una certa carenza qualitativa nella produzione del segno grafico.

La discalculia è un disturbo specifico del calcolo, e coinvolge quindi l’area matematica degli apprendimenti, pertanto il bambino discalculico potrebbe trovarsi in difficoltà a comprendere il senso e il concetto di numero, oppure potrebbe avere delle difficoltà nei processi di comparazione, seriazione, nel calcolo a mente, o potrebbe avere difficoltà nella scrittura e nella messa in colonna dei numeri, o ancora potrebbe avere difficoltà nella memorizzazione di fatti aritmetici e nel ragionamento matematico. Anche in questo disturbo, come nei precedenti, le difficoltà devono essere “significative”, e pertanto valutate statisticamente con gli appositi test.


I vissuti dei bambini con DSA. Cosa sentono i bambini con DSA?

I vissuti dei bambini o dei ragazzi con DSA possono diversificarsi in base a numerose variabili, tra le quali ricordiamo le risposte che essi ottengono dall’ambiente educativo (scuola, insegnanti) e dall’ambiente familiare, il livello di sviluppo raggiunto al momento dell'individuazione del disturbo, le caratteristiche di personalità del bambino o ragazzo, il supporto offerto dal gruppo dei pari.

Il fatto che i DSA si manifestino in un ambiente, quale quello della scuola, in cui il bambino o il ragazzo trascorre buona parte della giornata e in cui va man mano costruendo e sviluppando una parte importante della propria identità e delle proprie abilità sociali, rende evidente la criticità del disturbo.

Le prime difficoltà rendono da subito problematico il rapporto non tanto con la scuola, quanto con il senso di Sé. Non riconoscere le difficoltà come dovute ad un disturbo favorisce nel bambino o nel ragazzo la percezione di Sé come “diverso”, "incapace”, a volte quasi “stupido”. E non riuscire a spiegare agli insegnanti queste difficoltà non fa che rafforzare questa percezione, con forti e negative ripercussioni sul Sé ancora in evoluzione del bambino. Di conseguenza l’area dell’autostima è la prima a venire compromessa, e la crescente discrepanza tra i propri risultati e i risultati conseguiti dai compagni, nonché la discrepanza tra il proprio Sé percepito a scuola ed il Sé ideale, danno luogo spesso a vissuti di inadeguatezza, incapacità, fallimento, impotenza, scacco. Tutti questi vissuti, se non ricevono una risposta adeguata, possono poi andare a sostenere in alcuni bambini lo sviluppo di episodi depressivi. Oppure, al contrario, soprattutto in adolescenza e preadolescenza, possono portare a reazioni di tipo aggressivo e violento, distruttivo, il che però non è in fondo che l’altra faccia della medaglia: una disperata risposta, “portata agli estremi”, ad un vissuto di impotenza e di fallimento che non si riesce a capire finché non viene formulata una diagnosi.

I vissuti di inadeguatezza, il ripetersi di esperienze di scacco negli apprendimenti, le risposte emotive di tipo depressivo o aggressivo, potrebbero inoltre portare il bambino a sperimentare vissuti di imbarazzo che potrebbero interferire anche nello sviluppo delle abilità sociali e nella capacità di intessere relazioni con i pari adeguate all’età.

È pertanto importante occuparsi non solo degli apprendimenti, ma anche del senso che gli apprendimenti ed i successi o fallimenti scolastici possono avere nella costruzione del Sé ancora in evoluzione del bambino o del ragazzo, al fine di evitare un circolo vizioso di fallimento e abbandono scolastico. Per far ciò diventa importante una corretta diagnosi e di conseguenza una adeguata programmazione didattica e riabilitativa, anche per aiutare il bambino e la scuola a dare un significato a quanto sta accadendo nel bambino.


Diagnosi e terapia

Le diagnosi di DSA sono attualmente in aumento, anche grazie ad una maggiore e più diffusa consapevolezza non solo dei clinici ma anche degli insegnanti e della scuola in generale sulla necessità di rispondere in modo adeguato ai bisogni educativi speciali (BES). Si stima che la prevalenza delle diagnosi di DSA oscilli tra il 2,5% ed il 3,5% della popolazione in età evolutiva (CC-SSI, 2011), con una maggiore presenza di diagnosi nella scuola secondaria di primo grado. È opportuno ricordare che, a causa della variabilità individuale nei tempi di apprendimento e della variabilità individuale nello sviluppo in generale, non è opportuno formulare una diagnosi troppo precocemente. La Consensus Conference indica infatti in modo chiaro che per la dislessia, per la disgrafia e per la disortografia “non appare opportuno anticipare la diagnosi a prima della fine della classe seconda della scuola primaria” (CC-SSI, 2011), mentre per la discalculia è opportuno aspettare la fine della classe terza.

Una diagnosi corretta deve escludere la presenza di altri tipi di disturbi che possono essere alla base delle difficoltà di apprendimento e che prevalgono sulla diagnosi di DSA. Vanno inoltre indagate le funzioni coinvolte nei vari processi di lettura, scrittura, calcolo per poter giungere ad una diagnosi corretta; potrebbe essere quindi opportuno indagare anche la memoria verbale, l’attenzione visiva, il linguaggio (soprattutto nelle diagnosi di dislessia), oppure l’integrazione visuo-motoria, la memoria a breve termine verbale, la abilità di attenzione visiva e uditiva (soprattutto nelle diagnosi di disortografia), oppure le abilità motorie, sia generali che fini, le abilità visuo-motorie e visuo-percettive, l’attenzione visiva, la memoria motoria (soprattutto nelle diagnosi di disgrafia), o ancora la capacità di organizzazione visuo-spaziale e le abilità prassiche (soprattutto nelle diagnosi di discalculia).

La diagnosi di DSA deve essere fatta da una équipe multidisciplinare (che operi nei servizi pubblici o in strutture accreditate) composta da Neuropsichiatra Infantile, Psicologo, Logopedista ed eventualmente altre figure sanitarie. È opportuno ricordare che la diagnosi può essere fatta solo da professionisti esercenti le professioni sanitarie, ed pertanto è consentita solo a medici e psicologi, mentre non è consentita ad altre figure quali counselor, pedagogisti, ecc.

La diagnosi deve avere valore certificatorio per poter consentire di accedere all’erogazione delle misure dispensative e degli strumenti compensativi previsti per favorire l’apprendimento scolastico in base alla legge 170/2010.

Con il termine "strumenti compensativi" si intendono, in base alle "Linee guida per il diritto allo studio degli alunni e degli studenti con disturbi specifici di apprendimento" allegate al Decreto 5669/2011, gli "strumenti didattici e tecnologici che sostituiscono o facilitano la prestazione richiesta nell'abilità deficitaria". Essi comprendono, ad esempio, la sintesi vocale, il registratore, la video scrittura con correttore ortografico, la calcolatrice, tabelle, formulari, mappe concettuali, ecc.

Con il termine "misure dispensative" si intendono, in base alle Linee guida allegate al Decreto 5669/2011, gli "strumenti che consento all'alunno o allo studente di non svolgere alcune prestazioni che, a causa del disturbo, risultano particolarmente difficoltose e che non migliorano l'apprendimento. Per esempio non è utile far leggere a un alunno con Dislessia un lungo brano, in quanto l'esercizio, per via del disturbo, non migliora la sua prestazione nella lettura". Le misure dispensative comprendono inoltre l'uso del vocabolario, le interrogazioni programmate, verifiche su contenuti ridotti ma significativi, tempi più lunghi per le verifiche. 

La certificazione di DSA determina Infatti il riconoscimento dei BES (Bisogni Educativi Speciali), che richiedono attenzioni didattiche ed educative specifiche, riconosciute per legge (L. 170/2010), al fine di tutelare il diritto allo studio dei bambini o dei ragazzi affetti da questi disturbi. La certificazione deve quindi contenere non solo la diagnosi, ma anche tutte le informazioni necessarie alla scuola per formulare una programmazione educativa e didattica che tenga conto delle difficoltà del bambino o del ragazzo.

Oltre alla programmazione educativa e didattica sarà inoltre possibile progettare un intervento specialistico riabilitativo di tipo clinico. L’intervento riabilitativo non può infatti essere gestito solo dalla scuola con interventi di tipo didattico in quanto, essendo i DSA disturbi di natura neurobiologica complessa, devono essere trattati da uno psicologo o da altra figura sanitaria con adeguata formazioni in diagnosi e riabilitazione dei DSA.

Una diagnosi accurata quindi consentirà di attivare dei percorsi di riabilitazione e cura mirati in ambito clinico, di favorire una più efficace programmazione degli interventi educativi e delle strategie didattiche in collaborazione con la scuola, e di migliorare la prognosi, andando di conseguenza a ridurre le ripercussioni sul piano emotivo e motivazionale e riducendo il rischio di abbandono scolastico.


BIBLIOGRAFIA

  • A.P.A. - American Psychiatric Association (2013), “DSM-5 - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – Fifth Edition”, American Psychiatric Publishing, Washington DC
  • AA. VV. (2008), “PDM – Manuale Diagnostico Psicodinamico”, Raffaello Cortina Editore, Milano
  • Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (CNOP), (2016) “I DSA e gli altri BES. Indicazioni per la pratica professionale”, Roma
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS), Sistema Nazionale Linee Guida (2011), “Consensus Conference Disturbi Specifici di Apprendimento”,
  • O.M.S. – Organizzazione Mondiale della Sanità, “Classificazione multiassiale dei disturbi psichici e comportamentali dell’ICD-10 nell’infanzia e nell’adolescenza”, Ed. Masson, Milano, 1997


Il presente articolo è puramente informativo e non sostituisce la diagnosi di uno specialista. I contenuti sono descrittivi e rappresentano solo una breve e non esaustiva sintesi degli aspetti clinici coinvolti nei disturbi specifici dell'apprendimento.


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